“Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra affinché l’eccellenza di questa potenza sia da Dio e non da noi …..”   (II Corinzi 4: 7,10)

Dopo aver esposto con grande franchezza l’eccellente discorso sul “velo dell’evangelo”, cioè di quel manto che impedisce a tanti cuori di essere illuminati per comprendere i contenuti  della Parola di Dio,  l’apostolo Paolo introduce una semplice, ma importante illustrazione, che ci sprona a  riflettere e a  meditare per afferrare la grandezza del Regno di Dio, che Gesù vuole edificare in ognuno di noi: “Il tesoro nei vasi di terra”.

Il tesoro,  fonte di ogni benedizione e felicità,  è la conoscenza di Dio; è l’evangelo di Gesù Cristo, la vera potenza e sapienza di Dio (tanti potrebbero considerare tutto ciò scandalo e pazzia I Corinzi 23,24). Esso, però,  non è riposto in vasi di valore, ma in contenitori di poco pregio, in vasi di terra, (Genesi 2: 7), che esprimono debolezza e fragilità.

Questa parte della Scrittura, assume valenza fondamentale perchè  esprime una condizione che accompagna i fedeli tutti i giorni della loro vita.

In essa, possiamo trovare la risposta a tanti dubbi, a tanti interrogativi, sollevati durante certe fasi della vita, per alcune  situazioni negative che si presentano, e comprendere come Dio attraverso la Sua Parola opera nei cuori che si affidano a Lui, e realizzare  come la gloria di Gesù risplende attraverso la vita di chi crede, di chi Lo onora e Lo serve: “Splenda la luce tra le tenebre, e quel che risplende è nei cuori” (II Corinzi 4: 6).

L’opera di Dio si manifesta nella persona che crede, nella quale la nuova realtà spirituale si riflette sul modo di vivere, di pensare, di agire e di reagire.

Alcuni non riescono a comprendere  come mai anche i credenti abbiano  tribolazioni e afflizioni, e trovano la spiegazione più plausibile, giudicando che essi  siano per qualche motivo battuti da Dio.

Questo orientamento di pensiero  trova il suo fondamento  nel A.T. nel quale  si riteneva che Dio punisse coloro che non fossero nella Sua volontà. Il concetto legale era quello che  fosse il peccato a generare  una conseguenza negativa nella vita degli uomini (l’es. dell’uomo nato cieco) (Giov. 9: 1,3.)

Quando si osservava  un servo di Dio, lo si voleva vedere prosperante, fiorente, sia fisicamente che economicamente, in caso contrario,  il giudizio nei suoi confronti  diveniva sfavorevole (es. di Giobbe giudicato dagli amici).

L’Evangelo stravolge questo  concetto materiale, e  ci porta a considerare in maniera diversa, in alcuni casi addirittura  ribaltando questo modo di pensare, dandoci l’esempio di tanti servi di Dio che sono stati nella prova per la gloria del Signore (Ebrei 11: 36,39).

L’apostolo Paolo  portava sul suo corpo i segni delle difficoltà (lapidazioni, battiture, naufragi, persecuzioni, …(I Corinzi 11: 23,27), che aveva incontrato nel suo cammino.

Lo Spirito rivela l’importanza di non basarsi sull’esteriore e  non giudicare dall’apparenza, poiché questa non determina in modo assoluto la condizione interiore, né il piano di Dio per la vita di un individuo. (Giov. 21 -18,19). Nessuno  può emettere un giudizio su realtà che non sono alla propria conoscenza:  non è possibile investigare la coscienza e  lo spirito della mente; solo Dio può farlo perché Egli conosce il tutto dell’uomo, ha la  capacità di  scrutare  nella profondità dell’anima e la facoltà di giudicare correttamente.

Norma  fondamentale per i credenti è  quella  di non giudicare e di guardare non con gli occhi fisici, ma con quelli spirituali; cosa dovremmo dire, altrimenti,  di coloro  che per amore del Signore passeranno attraverso la grande tribolazione ?(Matteo 24: 9,13)  Sappiamo che in costoro, il Signore, per mezzo del Suo Spirito manifesterà la Sua Potenza e nonostante nell’esteriore potrebbero esserci i segni per la sofferenza, nell’interiore, le virtù divine non saranno intaccate e la gioia continuerà a regnare dentro i loro cuori. (L’apostolo  Paolo, legato mani e piedi,  sente lo Spirito libero di lodare Dio – Atti 16:23,26).

Possiamo, pertanto, comprendere quanto grande e meravigliosa sia l’opera che Dio attua nei cuori di coloro che credono, influenzandone, lo spirito e l’intelletto e intervenendo, con il Suo amore e il Suo conforto nei momenti di bisogno. 

Attraverso il tesoro riposto nel cuore,  Dio guida, corregge e protegge; dona forza e vigore insospettati e inaspettati.

I credenti dal punto di vista fisico e materiale sono persone sottoposte a tutte le passioni umane, alle  malattie, alle sofferenze come qualsiasi altro essere naturale, ed in più, accanto alle sofferenze, comuni a tutti gli uomini, qualche volta devono sostenere la prova per le offese, il disprezzo, le critiche, gli oltraggi, le persecuzioni … a motivo della fede che professano.

 La Parola di Dio non promette una vita sempre serena, o esente da preoccupazioni e problemi,  ma in mezzo alle bufere, in mezzo alle tribolazioni e   alle persecuzioni, assicura la presenza di Dio e il Suo sostegno verso chi   Lo invoca, e ripone la propria fiducia in Lui. “ Invocami, nel giorno della distretta: io te ne trarrò fuori, e tu mi glorificherai” ( salmo 50:15).  Esiste, quindi,  una netta differenza tra l’uomo comune e i figliuoli di Dio: questi ultimi reagiscono per lo spirito, quando si presentano le prove, i primi cadono in depressione. Gesù paragona i credenti a coloro che hanno fondato la loro casa sulla roccia, e nonostante arrivi la tempesta a scuoterla,  essa non viene smossa, poiché è poggiata su un fondamento saldo. I figliuoli di Dio, durante la loro vita,  subiscono prove, a volte molto forti,  possono in alcuni momenti avvilirsi, scoraggiarsi, ma  non perderanno  il senso dell’orientamento spirituale, perché troveranno la forza in Gesù:  “Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica” ( Fil. 4:13). Dio, in ogni caso, porterà avanti il Suo piano di salvezza per loro.

Tutti quelli che non permettono alla luce della Parola di Dio di penetrare il proprio spirito è come se stendessero un velo nella propria mente, impedendo all’Evangelo della gloria di risplendere in loro.

Poiché sono increduli, rimangono nella via della perdizione, preda dell’iddio di questo secolo che in continuazione acceca le  menti, permettendo che il tesoro di sapienza e salvezza venga calpestato. Chi ha chiuso il cuore all’evangelo, quando viene a contatto con qualcuno che testimonia della grazia di Dio si irrigidisce, si inasprisce e preferisce vivere senza mai conoscere la Verità; si rifiuta di  parlare di coerenza biblica, non accetta le rinunce, punta  solo sulle  cose visibili e materiali, gradisce  le comodità e il  conformismo e non lascia spazio per la conoscenza della Parola. La difficoltà, in questo caso, non risiede  nella mancanza di intelligenza, ma nella mancanza di volontà.

 L’indifferenza e il disinteresse lo condannano alle tenebre dell’ignoranza e  si illude di risolvere i problemi,  limitandosi ad affrontare i bisogni materiali (II Corinzi 4: 3,4). La sua volontà, contraria alle richieste di Dio, chiude ermeticamente la sua mente e lo Spirito Santo non può portare rinnovamento, trasformazione e liberazione nel suo cuore. Davanti alle prove l’uomo naturale si ferma, un soffio lo fa cadere, non lotta, non combatte  (Lc. 8 :12,13) perché  manca di  quella virtù che dà coraggio e risolleva,  manca della  speranza, quindi soccombe, viene schiacciato, o inveisce contro Dio.

La condizione nella quale si trovano coloro che hanno il tesoro nel cuore non è mai di disperazione, perché la realtà della presenza di Dio nella loro vita, li sostiene fino alla fine, e non vengono meno nell’animo. L’apostolo Paolo non venne meno nelle svariate prove che ha dovuto affrontare;  è rimasto fermo, ha espresso la realtà vera del suo cuore in una fede stabile e coerente ed ha continuato il suo servizio anche di fronte alle difficoltà e alle  sofferenze più grandi.

Anche se tribolati, da diversi fronti, i servi di Dio hanno una vitalità di riserva; Spesso non riescono a comprendere il perché di ciò che subiscono,  possono essere perplessi, ma non disperati, non si abbandonano all’avvilimento e  allo sconforto.

I credenti sono certi della presenza di Dio accanto a loro e sanno che tutto è sotto il Suo controllo, confidano nella possibilità di venire fuori dal problema, e se così non fosse, concretamente dal punto di vista fisico o materiale, possono, però,  ricevere forza nello spirito, che permette  loro di affrontare la situazione avversa con serenità e pace nel cuore; pace che il mondo non può dare: “ Io vi lascio la pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo da. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” (Giov.14: 27)

 Iddio mette il tesoro nei vasi di terra affinché si veda l’eccellenza della Sua Potenza in coloro che portano dentro il cuore la testimonianza del Suo evangelo e affinché quelli che guardano si accorgano che dietro a tutte le apparenze c’è  una virtù, un potere forte e glorioso che crea una forza che cambia completamente lo stato d’animo della persona. Egli  permette che le prove si presentino nella vita dei suoi figliuoli, perché  sono importanti per la cura della loro anima: la prova  mostra le loro lacune spirituali, li fortifica, li rende più maturi, li forgia, smussando gli spigoli del loro Io,  e li sprona a  nutrire la fede, per ottenere una conoscenza più intima di Gesù.  Evidenzia, infine,  i lati deboli del  carattere, li mette di fronte al loro ego, facendo loro comprendere quali  siano realmente le loro condizioni morali e spirituali.

Impossibile valutare razionalmente, con criteri umani, le motivazioni di questi eventi;  solo se consideriamo  le prove alla luce superiore della rivelazione possiamo comprendere la loro utilità per lo sviluppo della nostra  vita spirituale. Nel momento della prova,  scopriamo il  tesoro dell’intima comunione con il nostro Signore, il calore dell’amore di Dio, la Sua dolcezza, la Sua tenerezza, le Sue compassioni., la Consolazione, la gioia profonda e santa che inonda l’anima; scopriamo  Colui che supplisce ad ogni mancanza, l’Avvocato che difende le nostre cause, il Liberatore delle anime e dello spirito. L’aiuto del Signore non arriva mai in ritardo e la luce di Dio rischiara  il cammino e permette di  elevarci al di sopra delle difficoltà. Tutti gli ostacoli sono spiritualmente superati perché la FEDE ci proietta  oltre il presente, oltre il terreno, oltre il fisico, sulle ali dello Spirito,  e non temiamo  più niente e nessuno. Riusciremo, così, a  ridimensionare anche il tempo e l’entità della prova,  poiché in rapporto all’eternità essa è una momentanea, leggera afflizione che produce uno smisurato eterno peso di gloria ( II Cor. 4:17), e non saremo più legati al visibile, non resteremo delusi se la prova persiste, sopporteremo con pazienza, anche se la tenda che è la nostra dimora terrena, venisse disfatta, avremo  la certezza di avere una dimora eterna nel cielo.

Acquisendo tali realtà, e manifestandole palesemente  con il nostro comportamento, attraverso la conoscenza e l’accettazione della Sua Parola, dichiareremo  l’opera di Dio compiuta nella nostra vita.; ogni dolore sarà placato e sorgerà  l’inno della gratitudine anche nel cuore più angosciato,  che può affermare di aver vinto e  nessuno lo potrà separare dell’amore di Dio: non sarà la distretta, non sarà la persecuzione, la fame o la penuria, il pericolo o la spada, anzi in tutte queste cose egli è più che vincitore per la virtù che lo ha tanto amato (Romani 8 – 35,39).

Se  tali realtà vengono, quindi,  pienamente vissute,  il vaso di terra tribolato e spezzato, debole e misero, esplicherà, comunque,  il tesoro in esso contenuto: la vita del Signore Gesù, manifestata nella propria.

Tanino e Adelina Panebianco

 

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